Ave Signor, Mefistofele's aria from Mefistofele Ave Signor. Perdona se il mio gergo Si lascia un po' da tergo Le supreme teodfe del paradiso; Perdona se il mio viso Non porta il raggio Che inghirlanda i crini Degli alti cherubini; Perdona se dicendo Io corro rischio Di buscar qualche fischio. Il Dio della piccina terra Ognor traligna ed erra, E, a par di grillo Saltellante, a caso Spinge fra gli astri il naso, Poi con tenace fatuità superba Fa il suo trillo nell'erba. Boriosa polve! Tracotato atomo! Fantasima dell'uomo E tale il fa Quell'ebbra illusione Che'egli chiama: Ragion, Ragion. Ah! Sì, Maestro divino, In buio fondo Crolla il padron del mondo, E non mi dà più il cuor, Tant' è fiaccato, Di tentarlo al mal.