Pareami che sorto da lauto convito, Francesco's aria from I Masnadieri Pareami che sorto da lauto convito dormissi fra l'ombre di lieto giardino: Quand'ecco, percosso da sordo muggito, mi sveglio, ed in fiamme la terra m'appar: E dentro quel fuoco squagliati, consunti gli umani abituri . . ., poi sorgere un grido: "O terra, rigetta dal grembo i defunti! rigetta i defunti dal bartro, o mar!" Ed ossa infinite coprir le pianure . . . Fui tratto a quel punto sui gioghi del Sina; e tre m'abbagliaro splendenti figure . . . Armata la prima d'un codice arcano, sclamava: "Infelice chi manca di fede!" E l'altra, uno speglio recandosi in mano, dicea: "La menzogna confondesi qui." In alto una lance la terza librava, gridando: "Venite, figliuoli d'Adamo." E primo il mio nome fra nembi tuonava, che il Sina copriano d'un orrido vel. Ogni ora, passando, d'un nuovo misfatto gravava una coppa che crebbe qual monte; ma il sangue nell'altra del nostro riscatto tenea la gran mole sospesa nel ciel. Quand'ecco un vegliardo, per fame distrutto. Spiccosi una ciocca di bianchi capelli, e dentro la tazza di colpe, di lutto quel veglio a me noto la ciocca gittò. Allor, cigolando, la coppa giù scese, balzò l'avversaria sublime alle nubi, e tosto una voce di tuono s'intese: "Per te, maledetto, l'Uom Dío non penò."