Aure, deh, per pietà, Cesare's aria from Giulio Cesare Dall'ondoso periglio salvo mi porta al lido il mio propizio fato. Qui la celeste Parca non tronca ancor lo stame alla mia vita! Ma dove andrò? e chi mi porge aita? Solo in queste erme arene al monarca del mondo errar conviene? Aure, deh, per pietà spirate al petto mio, per dar conforto, oh dio! al mio dolor. Dite, dov'è, che fa l'idol del mio sen, l'amato e dolce ben di questo cor. Ma d'ogni intorno i' veggio sparse d'arme e d'estinti l'infortunate arene, segno d'infausto annunzio al fin sarà.